Controfattuale significa, letteralmente, contrario ai fatti ed il pensiero controfattuale si riferisce alla simulazione di alternative ad eventi passati o presenti. Le esperienze reali vengono quindi paragonate a queste versioni possibili (o impossibili) degli eventi. La comparazione genera sia conseguenze cognitive che affettive. Le conseguenze cognitive si riferiscono alla formulazione di giudizi sul comportamento che ha prodotto determinati esiti; quelle affettive amplificano le reazioni emozionali alle circostanze. Questi pensieri su cosa sarebbe dovuto o potuto essere prendono spesso la forma di proposizioni condizionali dove l’antecedente costituisce un’azione o una decisione del soggetto diversa da quella fattualmente vera, ed il conseguente uno stato del mondo diverso da quello reale e posto, spesso, in termini valutativi. La ricerca psicologica sull’argomento era cominciata negli anni settanta (Fillenbaum, 1974), ma esplose quando Kahneman e Tversky (1982) indagarono l’argomento dal punto di vista dei bias cognitivi nella presa di decisione. Gli effetti del pensiero controfattuale sul giudizio sociale sono stati ricondotti principalmente a due meccanismi sottostanti: gli effetti di contrasto e gli effetti di inferenza causale (Roese, 1997). Gli effetti di contrasto si riferiscono al fatto che alcuni giudizi divengono più estremi se giustapposti ad un’ancora od uno standard; un esito può apparire peggiore se è saliente un’alternativa più desiderabile, o migliore se è saliente un’alternativa meno desiderabile. Inoltre, dal momento che possono essere costruiti come proposizioni condizionali relative ad un evento, i controfattuali inducono inferenze causali.

C’è qualcosa di stranamente compulsivo nel confrontare le realtà con ciò che sarebbe potuto essere. Nel pensiero controfattuale si mescolano fantasia e creatività con la realtà delle nostre vite (Roese, Olson, 1995). Fare una scelta è un’intensa esperienza emotiva, quando comporta la valutazione di una serie di opzioni, delle conseguenze delle nostre scelte, della loro desiderabilità. Le emozioni sono suscitate sia nel presente che a lungo termine, in particolar modo negli episodi particolarmente significativi. Vivere un’esperienza, quindi, evoca alternative controfattuali utilizzate come termini di paragone; il punto di riferimento impiegato in questa comparazione determina la qualità della reazione affettiva: i controfattuali “upward” forniscono alternative migliori dell’esito e, nell’immediato, inducono insoddisfazione; i controfattuali “downward” si presentano come alternative peggiori della realtà inducendo sentimenti positivi (Markman, Gavanski, Sherman e McMullen, 1993). Kanheman e Miller (1986) battezzarono questo fenomeno “amplificazione emozionale”.

Più recentemente, il ruolo dei controfattuali nell’amplificazione delle esperienze affettive si è esteso fino a divenire centrale: essi generano suddette esperienze (Niedenthal, Tangney, and Gavanski, 1994).

Zeelenberg, van Dijk, van der Pligt, Manstead, van Empelen, e Reindermann (1998a) hanno studiato il rimpianto e la delusione alla luce del pensiero controfattuale. In un primo esperimento chiesero ai partecipanti di ricordare un episodio significativo delle loro vite in cui avessero sperimentato rimpianto o delusione, ed in seguito li invitarono a produrre controfattuali relativi alle stesse esperienze. Le conclusioni furono le seguenti: le esperienze che hanno come emozione centrale il rimpianto sono associate a controfattuali basati sul comportamento, mentre le esperienze che hanno come tema principale la delusione si associano a controfattuali centrati sulla situazione. Nel secondo e terzo esperimento, Zeelenberg et al. somministrarono ai partecipanti scenari ambigui, che avrebbero potuto elicitare sia delusione che rimpianto. Inoltre manipolarono sperimentalmente il contenuto dei controfattuali, chiedendo esplicitamente ai soggetti di generare controfattuali basati sul comportamento o sulla situazione. Ciò che emerse fu che i partecipanti che avevano generato controfattuali basati sul comportamento riportarono sentimenti di rimpianto per le conseguenze descritte nello scenario, mentre coloro che avevano generato controfattuali basati sulla situazione riportavano sentimenti di delusione per lo stesso scenario.

Dietro le concettualizzazioni teoriche e le operazionalizzazioni sperimentali discusse, c’è l’assunzione che i controfattuali siano realistici, ossia che descrivano uno stato del mondo possibile, appena un poco diverso dal mondo reale. Questa assunzione compare nel saggio di Kanheman e Miller (1986) sulla mutabilità degli eventi: in una situazione data, alcuni aspetti sono più suscettibili di cambiamento di altri e stimolano comparazioni controfattuali. L’affermazione “avevo quasi preso l’aereo” è appropriata e comporterà reazioni affettive intense per un individuo che raggiunge la porta di imbarco quando l’aereo è appena partito, mentre non lo è per il viaggiatore che giunge mezz’ora dopo. Questa assunzione è chiaramente espressa nel lavoro di Zeelenberg dove gli scenari ambigui possono indurre sia delusione che rimpianto. Ma evidenze empiriche suggeriscono che le ricostruzioni del passato, piuttosto che essere realistiche ed obiettive, vengono spesso messe al servizio del sé, ovvero cambiate a seconda delle proprie esigenze. Tykocinski (2001) ha dimostrato che una volta che è stato mancato un obiettivo, il soggetto ridimensiona le sue chances iniziali; ovvero abbassa le aspettative ex post facto per mitigare il fallimento (Fischhoff, 1975; Hawkins e Hastie, 1990). Oltre alle aspettative, altri elementi del passato sono passibili di aggiustamento: Ross e collaboratori (Conway e Ross, 1984; Ross e Newby-Clark, 1998 ) hanno dimostrato che le persone rivisitano le loro storie personali alla luce del loro stato attuale.